Un'opportunità per star meglio...
per essere all'altezza della situazione...
per non sentirti solo...

Il caregiver è colui che si prende cura di un familiare ammalato e/o disabile

Ricevere sostegno emotivo, condividere i problemi e partecipare ad un gruppo di auto mutuo aiuto

Sviluppare di capacità di comunicare i tuoi bisogni e le tue opinioni, sia con familiari che con i servizi pubblici, i medici ed eventuali badanti

Sviluppare la consapevolezza di svolgere un servizio importante che deve essere riconosciuto

Assistere un malato terminale dott. Aldo Levrero Psicologo Psicoterapeuta

Stare dietro a Sara, la mia sorella più piccola, non è stata una mia scelta. E’ capitato e basta.

Quando era molto piccola sembrava normale, ma col tempo è diventata sempre più un problema per lei muoversi in modo normale. Sembrava un burattino impazzito. I dottori hanno detto che ha la sindrome di Rett.

Io so solo che mamma e papà devono lavorare, i nonni sono vecchi e hanno paura di stare dietro a Sara. O meglio, la nonna un po’ ci prova, ma fa fatica. Lei è molto vecchia, sono i genitori di mia madre. Quelli di mio padre sono morti che io ero ancora piccolo.

La mattina, ci pensa una ragazza mandata dal comune a prepararla per portarla a scuola. Ma il pomeriggio devo starle dietro io per la maggior parte del tempo.

Non sempre riesco ad uscire con i miei amici: i miei fanno i turni e stanno a casa solo per andare a scuola dagli insegnanti di Sara e per accompagnarla dal dottore. E sento che sul lavoro gli fanno pure storie, per questo. Come se andassero a divertirsi.

Amici ne ho pochi, perché passo molto tempo dietro a mia sorella, e a scuola alcuni dei miei compagni mi danno pure dello sfigato per questo. Studiare e fare i compiti è un casino per questo motivo; poi, quest’anno ho la maturità.

Tutti i miei amici fanno progetti su cosa faranno dopo l’esame e quando saranno maggiorenni. Io proprio non so che futuro potrò avere. A volte penso che la mia vita sarebbe stata più facile se Sara non fosse nata. Invece sono qui, e non so che fare.

I miei figli me lo avevano detto, ma io non avevo dato loro retta. Quel parlare un po’ a vanvera ogni tanto, quel dimenticarsi un sacco di cose… ho sempre trovato delle scuse.

Poi, un giorno, ero tornato a casa con la spesa e Carla ha cominciato a gridare, “chi è lei? Vada via chiamo la polizia”.

Io cercavo di calmarla, di ripeterle che ero io, suo marito, ma lei niente, gridava così forte che i vicini hanno davvero chiamato la polizia.

Una vergogna, dire ai poliziotti chi ero, mostrare i documenti miei e di Carla, dover spiegare che io ero davvero suo marito… pensare che tra poco più di un anno avremmo festeggiato le nozze d’oro.

L’abbiamo portata in ospedale e lì le hanno dato delle medicine, le hanno fatto gli esami. E mi hanno detto che aveva quel maledetto Alzheimer.

Non so dove sbattere la testa: ho 77 anni, il dottore mi ha detto che devo stare tranquillo, perché il cuore non è proprio a posto, ma come faccio? Mi hanno detto di chiedere per la 104, ma non so cos’è, dovrei andare da un patronato, ma non so quale. E poi come faccio a lasciare Carla da sola?

Cercare una badante, con quello che si sente in giro… A chi chiedo, a chi mi posso affidare?

I miei figli abitano lontano, hanno il lavoro i figli. Fanno quel che possono. Ho portato Carla dagli specialisti, le hanno dato delle medicine ma tutti mi hanno detto che non c’è nulla da fare, che la malattia farà il suo corso e andrà sempre peggio.

Intanto da qualche giorno peggiora sempre più: vuole mangiare a tutte le ore anche se ha appena mangiato, di notte è sveglia e vuole uscire, fare i lavori di casa. I vicini si lamentano, io non dormo più. Ho bisogno di aiuto e sono solo.

Prendersi cura della moglie malata Padova dott. Aldo Levrero Psicologo Psicoterapeuta
Prendersi cura del malato di sclerosi padova dott. Aldo Levrero Psicologo Psicoterapeuta

L’ironia assurda è che mi sono innamorata di Alberto anche per il suo fisico statuario. Siamo sposati da dieci anni, lui 35, io 31, stavamo pensando di fare un figlio.

Poi ha cominciato a inciampare sempre più spesso, gli cadevano le cose di mano. Insomma dopo qualche esame gli diagnosticano la SLA.

Quel corpo è diventato rapidamente la sua condanna. Pesava più di 80 kg, adesso non arriva a 70, lavarlo, girarlo per evitargli le piaghe, cambiarlo, è una fatica incredibile.

Mia suocera mi aiuta tantissimo, alla sua età ha un’energia e un coraggio incredibile. Ma reggere lo sguardo di Alberto, vedere l’espressione del suo volto è terribile, peggio ancora della fatica di curarlo.

E’ umiliato a essere lavato e ad avere il pannolone come un bambino, ha paura di morire. Quando sono davanti a lui cerco di fargli coraggio, di sorridere.

Vado a lavorare per cercare di distrarmi, ma ho la morte nel cuore: cosa abbiamo fatto di male, perché sta morendo in questo modo così terribile, senza senso? Perché?

Sono figlia unica, mio padre è morto d’infarto 7 anni fa. Mia madre ha sempre avuto un sacco di problemi fisici: il diabete, l’osteoporosi, ha avuto l’angina l’anno scorso.

Ho dovuto passare a part time sul lavoro, sopportare l’insofferenza e il menefreghismo di mio marito, mio figlio adolescente che non studiava più e creava problemi. Ma la cosa che mi è pesata di più è stata l’indifferenza dei medici: prescrivevano medicine, come se fossero caramelle, sapevano solo dire che mia madre doveva seguire la dieta, fare movimento, che era anziana ed era normale che stesse così.

Ma non si interessavano ai suoi problemi, alle sue difficoltà a fare movimento, le sue paure, il suo carattere. Per loro era solo un motore rotto da aggiustare con qualche pezzo di ricambio.

“Prendere le medicine”, “fare la dieta e fare movimento”, era l’unica cosa che sapevano dire, e chissenefrega di mia madre. Mi sentivo arrabbiata e trattata come una pezza da piedi, sia io che mia madre. Ma chi si credevano di essere? Mia madre era solo una donna malata.

Prendersi cura del marito malato padova dott. Aldo Levrero Psicologo Psicoterapeuta

Mi presento

Mi chiamo Aldo Levrero e da 23 anni il mio interesse si rivolge alle persone con disabilità, sia giovani che anziane; in questi anni e con la mia esperienza ho aiutato concretamente molte persone dando loro un autentico sostegno emotivo quando non riuscivano ad affrontare la loro malattia o il loro disagio, oppure quello di un loro familiare.

Ho incontrato molte persone in situazioni diverse e con il mio lavoro sono riuscito a trovare una forma di collaborazione ed alleanza che mi ha permesso di aiutare le persone in difficoltà a trovare soluzioni concrete per affrontare problemi di vita quotidiana, come quelli che può avere, per esempio, il familiare di un anziano con demenza o il genitore di un minore con difficoltà di apprendimento, con una disabilità intellettiva o con gravi problemi di tipo comportamentale, oppure pazienti oncologici, con SLA e distrofia muscolare.

Per saperne di più su di me...

Il punto centrale del mio lavoro è la concretezza, l’operatività e il criterio con cui valuto i risultati è la loro efficacia.

L’obiettivo del mio lavoro è migliorare l’organizzazione dello stile di vita quotidiano attraverso una migliore gestione dei rapporti con gli altri familiari, dello scambio di informazioni con i medici, del lavoro di eventuali badanti; inoltre un importante obiettivo da raggiungere è quello di poter consentire alle persone in difficoltà, che si fanno quotidianamente carico dei loro familiari, di trovare un loro spazio di benessere senza sentirsi in colpa e, non ultimo, sentire che la propria fatica serve a fare qualcosa di buono per la persona che gli sta accanto.

Ho svolto consulenza e formazione per aziende e cooperative nel settore dei sistemi qualità ISO 9000, nella selezione del personale, nella progettazione dei servizi e nella gestione degli utenti.

In ogni contesto in cui ho lavorato e lavoro, quello che è importante per me è offrire opportunità concrete per realizzare obiettivi reali e soluzioni efficaci.

Ho collaborato a vario titolo con molte organizzazioni, tra cui: Genova Integrazione, Villa Versilia srl, Asl 1 Toscana, La Sacra Famiglia, ambulatorio per minori disabili “I Piccoli” di Genova.

Dalla mia esperienza ho realizzato(da solo o con altri psicologi) articoli su riviste specializzate, interventi a convegni e testi, tra cui:  “La qualità nelle strutture per disabili” (Vannini editore Brescia),  “VAP-H” (Erickson Trento), “Lettere a Gino e Giovanni” (Armando Roma).

Sono iscritto all’Ordine degli psicologi della Liguria n. 1152

#Raccontare #Reagire #Vivere #DareImportanza #Dire #Negare #Imparare #Cambiare

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Dott. Aldo Levrero - Psicologo Psicoterapeuta a Padova (PD): Via Palesa, 20 - 347.4650332 - scrivi una mail
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